QUADERNO secondo/2.
La nascita della scienza moderna.
 (Capitoli Tre e Quattro del manuale di L. Ardiccioni, Filosofia,
2, G. D'Anna, Messina - Firenze. La parentesi dopo la fonte di
ciascuna lettura contiene il rimando alla pagina di questo
volume).

Introduzione.
Il filosofo Nicola Abbagnano divide la storia della scienza in tre
fasi fondamentali. La prima  stata prevalentemente una fase
razionalistica. L'aspetto razionale-aprioristico sarebbe la
caratteristica della scienza antica, di cui massimo esponente 
stato Aristotele. Egli agganci la fisica al concetto di sostanza
e quindi alla metafisica, dando alla scienza antica un carattere
pi deduttivo che induttivo. Poi  venuta la fase empiristica,
cio quella riguardante la scienza  moderna. Essa ha avuto
caratteristiche sue proprie, che la differenziano radicalmente da
quella del passato: si basa sui rapporti di quantit e sul
concetto di causa, sulla ripetitivit dei fenomeni e sul
determinismo. E infine abbiamo la fase probabilistica, quella che
riguarda la fisica subatomica, il principio di indeterminazione di
Heisenberg, la relativit di Einstein, le teorie epistemologiche
di Popper e dei post-popperiani.
E' difficile dare un'idea adeguata di quanto sia stata importante
la scienza moderna nella storia dell'Occidente. Le scoperte
geografiche _ che erano iniziate nella seconda met del
Quattrocento e che continuarono fino al Settecento _ e la nuova
astronomia di Copernico, Keplero, Galilei, Brahe ed altri avevano
infranto i luoghi assoluti della cosmologia antica e medievale.
I punti di riferimento fino ad allora operanti erano in profonda
crisi anche a causa delle lunghe e sanguinose guerre di religione.
Quanto pi ci si rendeva conto della crisi in cui si era
precipitati e tanto pi si sentiva il bisogno di nuove certezze,
di nuovi punti fermi. E la scienza moderna sembrava essere la via
giusta da cui ripartire. Cos essa conquist l'egemonia in campo
culturale fin dal suo nascere.
La crisi dell' thos di Atene nel quarto secolo avanti Cristo
aveva provocato due tipi di reazione, quella scettica dei sofisti
e quella epistemica di Platone (Confronta Quaderno primo/2, I
filosofi della grande generazione). La crisi dell' thos europeo
nei secoli sedicesimo e diciassettesimo favor tentativi di
soluzione abbastanza simili. A parte prima tradizionalisti, coloro
che si confrontarono a fondo con le grandi novit dell'epoca si
possono dividere in due gruppi. Una parte si orient verso lo
scetticismo: gli intellettuali che scelsero questa strada, sulle
orme di Montaigne, furono chiamati (dagli avversari) libertini.
L'altra parte si orient verso un sapere di tipo epistemico, in
pratica pose come punto di riferimento per la filosofia quel modo
nuovo di conoscere che stava nascendo e che la scienza moderna
aveva elaborato. Il maestro di costoro fu Descartes.


G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/2. Capitolo
Tre. Introduzione.


Capitolo Tre. Gli ostacoli e le condizioni favorevoli.
Le cause che ostacolano la nascita della scienza moderna.
La scienza moderna, al suo nascere, ha dovuto superare molti e
seri ostacoli. Uno di essi  stato l'aristotelismo. Con la
riscoperta di Aristotele nel dodicesimo secolo, la fisica
aristotelica aveva acquistato subito una grande autorit,
imponendosi poi per secoli in tutto l'Occidente. Nel Cinquecento
essa si era difesa bene dagli attacchi del nuovo sapere di origine
platonico-neoplatonica ed aveva mantenuto un forte predominio in
molte universit, fra cui quella di Padova. E la scienza moderna,
al suo nascere, ha avuto nei seguaci di Aristotele oppositori
accaniti. E' noto che ci furono degli aristotelici che si
rifiutarono di guardare nel cannocchiale di Galilei,
contrapponendo alle pretese di verit dell'esperienza sensibile l'
ipse dixit, l'autorit di Aristotele. Le stesse reazioni si ebbero
contro Pascal sulla questione del vuoto ( pagine 86, 95, 143-144).
La scienza moderna trov un'altra schiera di avversari fra i
cultori delle scienze occulte, gli alchimisti e gli astrologi,
sempre alla ricerca delle sostanze e delle essenze. Si tratt di
una lotta fra due mentalit ben diverse, oltre che fra due modi
d'intendere la conoscenza della natura. Queste due mentalit
potevano coabitare nella stessa persona. Copernico nei suoi
scritti si rifaceva spesso all'autorit di Ermete Trimegisto;
Francis Bacon parlava di percezioni, desideri, avversioni
della materia; Keplero era profondamente imbevuto di mistica
pitagorica; Harvey, il medico scopritore della circolazione del
sangue, paragonava la funzione del corpo umano a quella del sole
secondo lo schema rinascimentale del macrocosmo e del microcosmo.
Ma nello stesso tempo Keplero aveva ben chiara la differenza fra
la precisione dell'indagine scientifica e il carattere allusivo,
confuso, oscuro dell'alchimia e dell'astrologia; Descartes e
Galilei sdegnavano la magia come cosa non seria; Bacon, infine, si
scagliava con veemenza contro quelle pseudoscienze, che
ostacolavano il parto maschio del tempo. E Bayle osservava a
coloro che collegavano l'inizio della Guerra dei Trent'anni con la
comparsa di una cometa, che se avessero analizzato la situazione
politica del tempo avrebbero avuto motivi pi saldi per
comprendere che si stava scatenando una terribile guerra.
Fu una lotta non facile. Ma la scienza moderna ne usc nettamente
vincitrice. Quando ormai essa si stava affermando, incontr un
nuovo ostacolo imprevisto: la Chiesa cattolica. Fra coloro che ne
rimasero negativamente colpiti ricordiamo, oltre ovviamente a
Galilei, anche Descartes, il quale afferm in una lettera a padre
Mersenne (Vedi Quaderno secondo/3, capitolo Cinque) del 1634 di
temere il potere della Chiesa pi di quanto amasse le proprie idee
e che rinunciava volentieri alla fama per una vita tranquilla.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/2. Capitolo
Tre. Introduzione.
Le cause che favoriscono la nascita della scienza moderna.
Fra i motivi che favorirono la nascita della scienza moderna ci fu
la crisi della credibilit della metafisica e della teologia Ci
fu dovuto alla nascita del protestantesimo, con le sue sempre pi
numerose divisioni in sette, ognuna delle quali pretendeva di
essere l'unico interprete corretto delle Sacre Scritture, l'unico
depositario della Verit, pronto a scomunicare tutti gli altri. Ma
anche all'interno del cattolicesimo vi era una dura polemica fra i
giansenisti e i molinisti (Vedi Quaderno secondo/3, capitoli
Cinque e Sei). I numerosi tentativi di dialogo in tutte le
direzioni, portati avanti con molta seriet anche ad alto livello,
avevano dato risultati deludenti. In un primo tempo la fiducia
nell'esistenza di un'unica verit e nelle capacit di poterla
raggiungere da parte di quel lgos che accomuna tutti i pensanti,
era grande. La delusione per i risultati del dialogo
interconfessionale lo fu altrettanto. All'inizio era convinzione
comune a tutte le parti dialoganti che ci fosse dovuto
soprattutto all'impeto delle passioni e a una inadeguata indagine
della ragione: era solo questione di tempo, poi la verit sarebbe
emersa con chiarezza. Ma pi passavano gli anni e pi il solco fra
le varie confessioni si approfondiva, il dialogo inaridiva e si
preferiva ricorrere alla prova di forza. Tutti coloro che erano
convinti che Dio fosse dalla loro parte, affidavano alla prova
delle armi il compito di far emergere la Verit.
Alla fine si ebbe una reazione del tutto logica ed inevitabile:
una profonda disaffezione verso la teologia e la metafisica,
cardini della cultura tradizionale, e una forte propensione per lo
scetticismo. Ma se molti intellettuali si accontentarono di un
simile risultato (o si rassegnarono ad esso), altri ritennero che
il momento fosse favorevole alla rifondazione del sapere su nuove
basi. Nell'incertezza generale si sentiva l'esigenza di ritrovare
quelle sicurezze che la vecchia metafisica non era pi in grado di
fornire. Se il nuovo sapere epistemico doveva essere talmente
evidente nella sua oggettivit da porsi al di sopra della critica
scettica e delle divisioni confessionali, il metodo scientifico
sembrava essere un buon punto di riferimento.
Un altro elemento che favor la nascita della scienza fu il
seguente. Si era sviluppato un pesante sistema di controllo sul
lavoro intellettuale (Inquisizione, Indice dei libri proibiti,
eccetera), ma esso era ristretto soprattutto al campo teologico.
Ci favoriva indirettamente lo svilupparsi di un sapere
teologicamente neutro, come sembrava essere la filosofia della
natura. Fra le delusioni per le inconcludenti dispute teologiche
e la paura dei sistemi di controllo in atto in quel periodo, il
sapere scientifico sembrava un'alternativa attraente per molti
intellettuali. Esso era anche apertamente incoraggiato dalla
Chiesa, come dimostra il fatto che la prima societ scientifica,
l'Accademia dei Lincei, fosse nata proprio a Roma (1603).
Vi era infine un altro motivo che favor la nascita della scienza
moderna. Il nuovo tipo di sapere all'inizio si era schierato
decisamente contro l'occultismo, la magia e le altre forme di
scienza (dall'astrologia all'alchimia al demonismo) che la
Chiesa medievale aveva sempre combattuto. Poi vi era stata la
parentesi rinascimentale. Nel periodo della Controriforma
l'istituzione ecclesiastica aveva ripreso la lotta contro di essi
e la scienza moderna si era dimostrata un'alleata efficace e
preziosa della Chiesa per la sua azione polemica contro i
sostenitori delle qualit occulte. Alla magia essa contrapponeva
le leggi scientifiche, espresse in formule matematiche, in puri
rapporti di quantit comprensibili a tutti e verificabili.
Al contrario dei maghi, che custodivano gelosamente i loro
segreti, la scienza moderna fu fin dall'inizio un fatto
collegiale, una conoscenza aperta alla verifica, al dialogo, al
progresso. Nella prima met del secolo sedicesimo si form intorno
al padre Marino Mersenne una specie di internazionale degli
scienziati; le notizie circolavano, il passato veniva lasciato
alle spalle, l'evidenza fenomenica prendeva il posto del principio
d'autorit. Cos la scienza progrediva ed il suo successo oscurava
il prestigio dei maghi.
La sorte di Galilei, uno scienziato che os entrare nel campo
della teologia, fu uno shock per molti suoi colleghi, ma il
progresso scientifico non fu fermato da questo episodio. Poco dopo
la met del Seicento, nell'arco di pochi anni sorsero accademie
scientifiche in diversi stati europei, a cominciare dalla Francia
e dall'Inghilterra. L'intervento dello Stato a favore della
scienza, se da una parte condizion la ricerca scientifica,
dall'altra le forn protezione e fondi.
Conclusione.
In meno di centocinquant'anni, dal 1543 data di pubblicazione del
De Revolutionibus di Copernico, al 1687, anno in cui apparvero i
Philosophiae naturalis principia mathematica di Newton, la scienza
moderna port a termine la ridefinizione del mondo sulle ceneri
della fisica e della cosmologia antica. La nuova concezione del
mondo era concepita in forme strettamente meccanicistiche e
deterministiche ed aveva eliminato la distinzione fra cielo e
terra.
A questa impresa aveva partecipato un gran numero di scienziati da
Copernico stesso a Galilei, da Keplero a Huygens, Torricelli,
Pascal e altri ancora. Copernico aveva dato un apporto
determinante ponendo in questione il fatto che la Terra fosse
veramente al centro dell'universo. Poi Torricelli e Pascal, con i
loro esperimenti sul peso dell'aria, avevano dimostrato la falsit
di un altro dei princpi fondamentali della fisica antica, quello
dell' horror vacui.
Newton fu colui che unific astronomia celeste e fisica terrestre
con il principio di gravitazione universale: le stesse leggi
scientifiche vigevano ormai sia nei cieli che sulla terra.
Attraverso questo principio il grande scienziato rivelava agli
uomini che le forze che tengono in orbita i pianeti e quelle con
cui si muove un sasso sulla terra sono esattamente le stesse. Cos
avevano termine la cosmologia antica e medievale, che si basava
sulla distinzione netta fra cielo e terra, fra le sfere celesti
(le intelligenze angeliche) e il mondo sublunare, fra i quattro
elementi della terra e l'etere, quella sostanza speciale e
misteriosa con cui si riteneva fossero formati i corpi celesti. La
legge di gravitazione universale faceva definitivamente tramontare
la concezione gerarchica dell'universo.
Da allora questa legge divent il modello supremo a cui fare
riferimento per tutti gli scienziati. Essa rese ancora pi
convincente l'ipotesi galileiana che con la scienza moderna il
sapere fosse finalmente giunto al massimo traguardo possibile,
alla verit essenziale, all'epistme. La parola essenzialismo,
utilizzata da Popper per indicare questa concezione del sapere
scientifico, ci pare essere la pi adeguata a comprendere a quale
livello di conoscenza la scienza riteneva di essere giunta gi nel
Seicento. Gli scienziati erano convinti di poter cogliere l'
essenza della natura, la sua verit ultima, che le leggi
scientifiche esprimevano in caratteri matematici. Essendo la
matematica il linguaggio della natura, essa coincideva con quello
usato da Dio stesso al momento della creazione. Questo  ci che
si cominci a credere ai tempi di Galilei, scienziato realista ed
essenzialista. Questa opinione si rafforz con la straordinaria
scoperta di Newton, e si  mantenuta egemone fra gli scienziati e
tra i filosofi fino agli inizi di questo secolo.
Alla filosofia, umiliata dalla critica radicale subta ma anche
affascinata per i risultati che la scienza aveva raggiunto, non
restava che la via dell'imitazione: uniformarsi al metodo
scientifico per cercare di conseguire gli stessi risultati, per
arrivare ad un sapere che desse le stesse certezze, un sapere
epistemico appunto. Con l'entusiasmo di chi si accingeva a
ricominciare da capo, ma anche con tanti complessi d'inferiorit.
